giovedì 11 novembre 2010

Medical Examination

Purtroppo sono arrivate brutte notizie dalla medical examination.
Alcuni valori sono sballati e hanno dovuto rimandare la mia partenza per Bruxelles.
Mary ha letto i risultati, dice che non è nulla di grave, probabilmente disidratato e devo pensare di andare da un nefrologo, oltre che a mangiare meno grassi.
Resta il fatto che mi sono preso una gran paura.
Mary invece è sempre fredda e distaccata. Questo mi lascia un po' attonito e un po' ferito.
Non lo sta facendo con cattiveria, sta veramente male, ma non puoi guarire qualcuno che non vuole farsi curare.
Così tra medicine e scemenze le ho chiesto se potevo fare qualcosa per lei... "Se mi vuoi bene, non assillarmi".
Non proprio quello che vorresti sentirti dire da una persona per cui hai mandato a quel paese la tua famiglia.
Non ce l'ho con lei.... Vorrei solo capire.
Intanto ho deciso che le mie giornate finiranno qua, invece che nella sua E-Mail. Magari un giorno leggerà e capirà che c'era semplicemente un po' di sano affetto.
Spero che si rimetta presto.

sabato 6 novembre 2010

Arrival of birds

Seduto su uno scoglio,
aspetto l'arrivo degli uccelli,
aspetto l'accendersi dell'estate.

Sono passate quattro stagioni,
sono passati amici,
sono passati amanti su questi malinconici scogli.

Appare un timido spicchio di sole,
appare un solo uccello che arriva e si poggia deciso,
soggiace stanco,e mi osserva.

Gli porgo la mia mano,
gli porgo il mio sorriso,
accarezzo le sue stanche e tremanti piume.

Spalanca le sue ali e si abbandona al vento,
volteggia brevemente,
il sole si è alzato, mi guarda intenerito, e lo ammiro nella sua possanza.

E finalmente vedo i suoi compagni,
finalmente vedo i suoi affetti,
finalmente ammiro lo spettacolo di un lento volare.

Sento il vento sul viso,
l'aria mossa dal battere possente di forti ali,
come in un abbraccio mi scalda.

Sono arrivati gli uccelli,
è arrivato il loro volteggiare,
e trascorrerò con loro una leggera e stupenda stagione.

L'inevitabile

Certe cose non puoi evitarle e non sono mai inaspettate.
Ho pensato per mesi che fosse tutta una casualità strana e poco favorevole, ma non è così.
Gli eventi ci fanno maturare, ci regalano sentimenti dalle sfumature nuove, colori che non sarebbero stati altre sì visibili come un fuoco d'artificio al centro di una tempesta.
La vita è così, ti colpisce, ti scuote, ti scrolla e poi ti regala il meritato riposo tra i giardini candidi di gelsomino, che ti inebriano e ti portano alla mente gli eventi.
Non esiste bene e non esiste male, esistono solo individui e sentimenti, esistono suoni e rumori, ma non semplicemente note. Esistono pianoforti che hanno saputo guarire il panico, sinfonie che abbiamo sognato mentre eravamo alla fine della vita e ci hanno risollevato dal torpore dei nostri corpi per soffiarci la vita nelle narici.
Il mondo è sporco e pulito, il mondo bianco e nero, ma a volte capita anche il grigio e capita anche di trovarsi con le mani sanguinanti a pregare che qualcuno ti aiuti a togliere il fango dalla tomba della tua anima.
Ma esiste anche chi sa risplendere come una stella, chi si sa levare a mezz'aria e riesce a risplendere malgrado il buio.
Tu sei una di queste persone, che sa piangere, sa chiedere, e sa levarsi a mezz'aria.
Sei i fuochi artificiali nel mio cuore, sei l'inevitabile che deve accadere, sei l'evitabile che non ho voluto scansare, ma contro cui ho voluto imbattermi.
Sei il ladro di sentimenti e piaceri, il pittore che ha mosso la mia mano sulla tela, le mie dita sui tasti, le mie ali lungo il cammino ostacolato dei sogni e dei desideri, il bacio rimasto a metà sulle nostre labbra, la carezza scivolata sui tuoi capelli e finita tra le tue mani, la lacrima apparsa e svanita nel sorriso.
Sei la stella che mi ha guidato nella foresta nella notte senza luna, e il sole che ha preso a splendere quando la pioggia è cessata. Sei la pioggia che ha spento l'incendio nell'arsura dell'estate proteggendomi dalle fiamme, il fuoco caldo e tenue che ha scaldato il mio cuore.

E tutto questo non era evitabile...

venerdì 5 novembre 2010

Non é facile lasciarsi e lo so bene. Nelle poche storie della mia vita il momento piú brutto é sempre stato l'addio o semplicemente il dire: "Finisce qua"
Non servono concetti semplici ne tantomeno complicati.
Il distacco é un dolore che va sopportato.
Una storia puó finire, ma poi puoi ecidere due strade: esserci o andare. Molti decidono di esserci sperando che presto o tardi cambi qualcosa, altri preferiscono andare semplicemente per evitare ogni forma di inutile coinvolgimento.
Preferisco esserci in questo caso, e fare in modo che qualcosa cambi, cercando di buttarmi giú il meno possibile.
Potrei dire che nessuno mi ha capito, invece penso che le donne della mia vita abbiano capito bene chi ero, e per quello alcune continuo a sentirle con piacere e sono la parte bella della mia vita.

giovedì 8 luglio 2010

Faticando

Quando il 15 Ottobre 2009 si è spento mio padre ho pensato che il mondo volgesse al termine.
Mi ero ripreso da poco dalla morte improvvisa di un'altra persona quando quella maledetta mattina alle 10.20 squilla il telefono...."Siediti...."
Poteva andare peggio, anche se è un'amara consolazione.
E' stato strano, non avevo mai pensato che mio padre se ne sarebbe andato così in silenzio: non che credessi che se ne sarebbe andato facendo un gran chiasso, ma così no, improvvisamente e inaspettatamente.
La cosa più difficile è stato guardare mia sorella e vedere tutto il dolore che le passava dentro, abbracciare mia madre e sapere quanto si sarebbe sentita sola, mio fratello e tutti i suoi rimpianti nei suoi confronti che non sarebbero mai stati colmati e che sarebbero rimasti la come dei vasi vuoti, mai riempiti delle cose migliori.
L'unica cosa positiva è stato vedere mia nipote, così piccola, così dolce, così piena di vita: è uno dei maggiori rimpianti, quello di non averla vicina e non sentirmi un bravo zio perchè le do l'affetto che forse le è stato negato dalla perdita del nonno e dallo zio lontano.
Comincio a fatica grazie ai soliti problemi col braccio, comincio pensando a cose tristi, ma che fanno parte della vita, comincio seduto su una lapide che ha il mio stesso cognome ma che non è mio padre, solo quello che ne resta.
Ho sempre immaginato come me ne sarei andato io, e il pensiero è sempre andato al fatto che avrei lasciato questo mondo solo, penso che me ne andrò pensando agli altri prima che a me, a quello che lascerò, perderò, ma me ne vorrei andare colla possibilità di rimanere qua e di vedere quello che succederà a tanta gente a cui ho voluto bene, poter vivere accanto a loro silenziosamente, carezzandoli e facendoli ancora miei, andando via negli inverni freddi, sorridendo delle giornate bollenti come questa e dandogli una mano anche nel trapasso, perchè credo che in quel momento ci si sente ben soli.
Non è un bel modo di iniziare, ma io sono così, mi piace pensare che la confusione è solo una nota stonata nel silenzio e i funerali sono solo un modo per non ferire l'egocentrismo di chi ci ama, non certo un modo per dire addio a chi lascia, che poi, a dirla tutto, se proprio vogliamo dirla tutta, da me non se ne andrà mai.